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Rendicontazione Sociale

La Fondazione Bruno Kessler nel dicembre 2012 ha presentato il suo primo Report Sociale Integrato – vedi versione on line - anche in attuazione dell’impegno preso con il Socio Fondatore Provincia autonoma di Trento nel primo Accordo di Programma (AdP) con l’obiettivo di “attivare un sistema sperimentale di valutazione interna e di misurazione dell’impatto esterno delle attività della Fondazione”.

Il percorso iniziò nella primavera 2008 e portò alla progettazione di un modello di rendicontazione sociale innovativo e originale, reso necessario dalla particolare natura istituzionale della Fondazione e dalle sue finalità, un unicum nel panorama nazionale e internazionale. Il modello di rendicontazione e il Report Integrato che ne è l'esito sono frutto del lavoro congiunto di un gruppo di lavoro interno ad FBK, coordinato da Micaela Vettori con il supporto scientifico e metodologico di Carlo Luison e Marco Caputo, Deloitte Sustainability Services e di un Gruppo dio studio formato dal top management interno -  Antonio Autiero, Alessandro Dalla Torre, Umberto Silvestri, Pietro Osello, Stefano Bernini, Antonio Schizzerotto, Mario Zen, Bruno Caprile, Antonella Graiff, Anna Perini.

Per la pubblicazione con i dati aggiornati al 31/12/2011, il Presidente Massimo Egidi ha scritto un lettera iniziale, che si riprende in questa pagina collegando le parole chiave dei temi principali a note riassuntive accompagnate da grafiche esplicative.

Lettera del Presidente

La Fondazione Bruno Kessler (FBK) ha una missione di interesse pubblico che impone a chi ne assume la guida di procedere con il più alto senso di responsabilità sociale, consapevole di un ruolo che impone un dovere di trasparenza e di informazione per rendere partecipe del nostro impegno la comunità che ci ha affidato il compito di essere uno dei motori della sua crescita sociale ed umana.

Da questo impegno alla chiarezza nasce la sfida di questo documento, la volontà condivisa con il segretario generale di realizzare un processo di rendicontazione sociale integrata, capace di arricchire le informazioni della contabilità “tradizionale” contenute nel documento di bilancio, in modo da fornire una visione più completa e corretta del valore creato da FBK. Diversamente dal piano attuativo delle attività di ricerca, previsto dall’Accordo di Programma con il socio fondatore Provincia autonoma di Trento, il Rapporto Sociale Integrato non prevede il quadro delle attività per ogni articolazione interna, così come, a differenza dal documento di bilancio, non si limita alla mera esposizione dei soli dati finanziari.

Abbiamo voluto elaborare di conseguenza un documento unico capace di integrare la visione che ci guida, nel solco di una tradizione che occupa ormai un quarantennio, con le modalità e le ragioni di quanto stiamo realizzando, in modo da descrivere i confini posti dagli Stakeholder a cui rispondiamo, da dare visibilità ai costi e alle forme dei finanziamenti ed infine agli esiti attesi e ottenuti. Abbiamo lavorato con le metodologie che sono consuete per i rapporti di questo genere, ma lo abbiamo fatto con un obiettivo più alto perché diventi il primo Rapporto Sociale Integrato di FBK.

La sfida a cui dobbiamo e vogliamo rispondere è quella di rappresentare la complessità di FBK dando conto della sua missione e delle sue azioni. Lo ispira la visione della Fondazione come un corpo aggregato capace di guardare lontano, di tenere il passo con la migliore ricerca internazionale, ma anche di cogliere gli orientamenti più strategici e promettenti per dare risposte ai bisogni e alle richieste che emergono dalla complessa realtà a cui dobbiamo rendere conto: quella che parte senz’altro dalle domande e dalle esigenze del territorio in cui siamo radicati, ma che le inserisce, come oggi è necessario e doveroso, nelle dinamiche di quel contesto nazionale ed internazionale da cui il nostro territorio non può prescindere, pena il vanificarsi dei grandi risultati di sviluppo che ha raggiunto nell’ultimo cinquantennio.

Sono ben consapevole che la responsabilità che ho assunto come presidente della Fondazione Bruno Kessler si riassume nell’essere custode temporaneo di un patrimonio storico da valorizzare e far fruttare, per consegnarlo, arricchito, al futuro.

So bene che a me, e all’équipe che con me realizza la grande realtà di FBK, è stata affidata non solo un’eredità di successi, ma anche un capitale sociale e umano che le ha consentito di conquistare una reputazione nella comunità scientifica internazionale e di difenderla ed incrementarla costantemente. Sento però parimenti come mio dovere investire su tale capitale attraverso l’individuazione di nuove linee strategiche di sviluppo che valorizzino gli investimenti ingenti affidati alla Fondazione dalla sua comunità di riferimento.

Porremo in questo modo basi solide per rispondere alla missione propria della Fondazione in tre direzioni: contribuire alla crescita culturale, attraverso la qualità della ricerca, riconosciuta dalla comunità scientifica; trasferire verso il mondo economico e produttivo l’applicazione esperta dei risultati tecnologici; mettere al servizio della comunità il patrimonio di esperienza e di conoscenza.

Tuttavia non mi nascondo che dobbiamo misurarci con le difficoltà di una congiuntura internazionale che anzi, è qualcosa di più di una “congiuntura”: è l’avvio di quello che si prospetta come un cambiamento epocale che costringe a rivedere profondamente il nostro rapporto con le risorse a disposizione. Certo, questo non deve impedirci di muoverci col coraggio necessario, mostrando che sappiamo far fronte con responsabilità a uno scenario di disponibilità decrescenti per il sostentamento della ricerca sia da parte degli investitori pubblici che di quelli privati.

Sono fattori che rendono improrogabile l’adozione di alcune direttrici strategiche, sulle quali si fondano altrettante linee che percorrono questo documento.

È da perseguire l’aggregazione di competenze, laboratori e risorse, per dare massa critica, nel quadro della competitività internazionale, al sistema trentino della ricerca, anche al fine di riequilibrare le quote di finanziamento, sfruttando a fondo tutti i benefici che possono venire da una loro oculata gestione. È strategico proseguire sulla strada della ricerca applicata, del trasferimento di tecnologie e della creazione di nuove imprese, dove FBK è chiamata a finalizzare con obiettivi puntuali, le proprie attività e costruire con Trentino Sviluppo una fattiva integrazione delle pratiche necessarie all’innovazione e allo sviluppo.

Credo che la Fondazione dovrà tendere verso un modello simile a quello adottato dai centri Max Planck in Germania, caratterizzati per la forte integrazione fra ricerca e applicazioni tecnologiche in essi sviluppata. L’impegno di FBK si deve fondare sulla capacità di affrontare un futuro incerto. Non ci si incammina nel futuro senza strumenti per leggere la sua trasformazione, ma non serve leggere questa trasformazione se poi non si è in grado di essere al suo interno fattori dinamici per sé e per le proprie comunità di riferimento.

I dati raccolti, i processi ricostruiti e le relazioni descritte in questo primo esercizio di rendicontazione integrata rappresentano, per la comunità interna della Fondazione, un’occasione per guardare a se stessa innanzitutto come un grande centro unitario di lavoro e non come un semplice aggregato di componenti diverse tra loro. Il mondo attuale con le sue complessità non ha bisogno di specialismi chiusi in torri d’avorio, ma ha grande bisogno di integrazione fra diverse discipline, di costruzione compartecipe di passione per una ricerca al servizio non delle sue diverse tautologie, ma della comprensione di una sfida che viene da una grande trasformazione che resterà incomprensibile se non la si potrà leggere sfruttando diverse visuali che si integrano tra loro.

Per questo FBK lavora per essere una comunità colta ed evoluta che vuole stabilire un paziente e fruttuoso dialogo con le istituzioni e le imprese, per immettere nel tessuto sociale e culturale locale una continua linfa innovativa come contributo allo sviluppo sostenibile della terra che l’ha voluta e la sostiene.

Sono perfettamente consapevole che questo lavoro su noi stessi è la parte più difficile delle tante ricerche e riflessioni che stiamo conducendo. E’ per questa consapevolezza che era necessario “trarre un bilancio” di quel che veniamo facendo, un bilancio che arricchisse con motivazioni profonde le normali, e pur importantissime, cifre del bilancio tradizionale.

Massimo Egidi